Dimenticare Anne

13-06-17 Emanuele Delmiglio 0 comment

di Paolo Campana, Alessandria

 

L’amore è come la febbre.

Nasce e si spegne senza che la volontà vi abbia la minima parte.

Stendhal

 

Una pioggia fine e intensa vela il parabrezza della Rover e sfuma luci e contorni di quella che per gli irlandesi è Baile Átha Cliath.

In una periferia orfana dei suoni di O’Connel Street l’uomo alla guida accosta sulla destra e spegne il motore. L’auto ha visto giorni migliori, segnata dalla ruggine e col vetro scheggiato, a volte fatica persino a girare al minimo anche se stasera sembra aver deciso di reggere il gioco. Una goccia più grande delle altre traccia un disegno irregolare scendendo lenta verso il basso e lui la segue con lo sguardo mentre si stringe nelle spalle e piega la testa di lato alzando il bavero del giubbotto, un jeans troppo leggero per la stagione.

È solo, osserva il palazzo all’altro lato della strada e aspetta.

Per il resto del mondo è un’ordinaria sera di settembre a Dublino.

Scorrono minuti lenti, al riparo di un ombrello due giovani camminano spediti, ridono e si stringono l’un l’altro in un tepore complice. Lui e Anne, mesi fa.

La ragazza è bruna, ha movenze feline e porta un paio di fuseaux che lasciano ben poco all’immaginazione. La sua Anne non avrebbe mai indossato un indumento simile, gli si concedeva solo nel buio della mansarda a Milltown e non le sarebbe neanche passato per la testa di conciarsi in quel modo. Anne era una santa.

Lo stomaco si contorce e uno spasimo di desiderio dal basso ventre gli sale in gola ma è un istante, i due svoltano l’angolo accompagnati dal tamburellare della pioggia.

Una santa.

Sente l’umidità sin nelle ossa, apre una lattina di Guinnes ma nemmeno il liquido denso e amaro che scende in gola riesce a dargli sollievo; adora la Guinness e quando stava con Anne andavano spesso al pub a berla con il succo d’amarena.

Due pinte da Haley’s e un salto al Phoenix Park, il loro rituale.

S’erano messi insieme al Trinity College dove lui vegetava fra lo studio e pochi amici insignificanti, in quel periodo lei gli aveva restituito un entusiasmo che credeva perduto per sempre.

Improvviso, il faro di una Triumph illumina l’abitacolo e spezza il filo dei ricordi riportandolo al presente, pochi secondi e veloce come è arrivata la moto si eclissa alle sue spalle in un lumicino sfuocato ma l’incantesimo è ormai rotto, l’uomo controlla l’orologio. Fra poco lei uscirà, è in ritardo come tutte le donne, ma verrà e lui è nervoso.

Se solo non fosse arrivato così in anticipo, ma non voleva sfigurare proprio la prima volta, dopo Anne.

Deve provare a rilassarsi, apre la portiera quel poco che gli basta a far scivolare la lattina sotto l’auto, poi socchiude le palpebre, si appoggia allo schienale e inspira profondamente sino a quando il battito cardiaco non si stabilizza.

Riapre gli occhi, eccola.

Intravede le décolleté e la curva sensuale delle gambe attraverso i vetri del portone d’ingresso mentre scende l’ultima rampa di scale e gli si mostra con provocante lentezza.

Ha un giacchino in pelle aperto all’altezza del seno, una mini giallo ocra all’ultima moda e un viso d’angelo incorniciato da una cascata di capelli biondi, una nota di colore in un film in bianco e nero. Si ferma un istante e lui trattiene il fiato scosso da un repentino desiderio di fuga, porta la mano alla messa in moto, lei si ravviva i capelli ed esce in strada.

Non è Anne. Anne se n’è andata.

Un CD degli U2, una battuta, risate. La Rover affronta le propaggini settentrionali dei monti Wicklow, nella zona a sud della contea, strade battute da greggi di pecore ora immerse nel buio e nel silenzio.

E l’uomo è di nuovo se stesso, libero da ansie e angosce di un passato non troppo lontano, assapora ogni istante di quella serata.

Pub, penombra, snaps e birra scura doppio malto, i corpi vicini che si sfiorano, gli odori si mescolano. Il viso di lei, occhi e labbra che danzano al ritmo della musica celtica.

Ancora una pinta.

Voci, bicchieri ed eco di risate intorno a loro, lei gli cinge la vita e gli si struscia contro sussurrando qualcosa.

Escono abbracciati, si baciano. Lui è felice.

Ora l’uomo inspira piano.

Ossigeno ai polmoni, al cervello. Ne sente il bisogno impellente mentre imbocca una stradina sterrata, fende la notte e il cielo si vela con le fronde degli alberi. Inspira ancora, teso. Lei sorride.

Quando Anne se ne era andata si era ritrovato a navigare a vista in un mare di sofferenza e rimpianti.

Insinua la Rover fra i rami bassi e l’auto svanisce alla vista in quel riparo naturale.

Aveva temuto di non farcela, sprofondato in un baratro ne aveva toccato il sudicio alveo certo che non avrebbe amato più. La sua vita sconvolta, forse finita.

La ragazza dai capelli biondi ha una voce profonda e sensuale, toglie il giubbotto e lo lascia scivolare sul sedile.

La pelle chiara e profumata con una fragranza che sa di lavanda, l’alcool guida pensieri e movimenti.

A lungo era macerato nelle proprie miserie sino alla chiara consapevolezza della verità. Anne, la sua Anne lo aveva sedotto, bramato e usato per poi gettarlo come un giocattolo vecchio.

Non poteva fare altro che dimenticarla.

L’uomo l’annusa, l’assapora in un crescendo voluttuoso, le carni si sfiorano, si uniscono, si appagano; poi un lampo, un riflesso d’acciaio.

La lama lacera, penetra, s’imbeve di sangue e lo sparge su ciò che la circonda, s’alza e s’abbassa in una macabra mimica sessuale, distilla lentamente ogni goccia vitale sino ad abbandonare la preda, esausta nell’inerzia della morte.

Dal finestrino socchiuso giunge un canto di grilli in un refolo d’aria fresca. Il corpo riverso sul sedile in maniera innaturale, le gambe divaricate e il tronco proteso con la testa a penzoloni.

Offeso, lacerato, usato e infine, gettato via.

E sul petto il fiore giallo e velenoso della Digitalis Grandiflora, un messaggio per coloro che verranno e il simbolo di un passato da dimenticare. 

Nel buio una figura dai contorni sfuggenti si allontana dall’auto, sono passati mesi ma il ricordo è ancora vivo e bruciante.

La rabbia è lenta a placarsi, a volte prende il sopravvento e in quel momento decidi di punire chi il destino ha deciso di offrirti per vendicarti del male subito.

La pioggia è cessata e l’aria porta ancora l’odore dell’acqua come quella sera, nel parco.

I tacchi affondano un poco nell’erba umida, Dublino è lontana ma non sarà difficile trovare un passaggio per una ragazza dal viso d’angelo e i capelli biondi.



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