Gianluca Morozzi

01-06-16 evolutioninchiostro 0 comment

Era la fine del millennio, e stavo iniziando a temere di non avere il minimo talento. Per dieci anni avevo mandato i miei racconti dappertutto, riviste letterarie, concorsi letterari, improbabili case editrici, e per dieci anni quei racconti erano finiti nei cestini. 

morozzi 3Poi, un giorno, comprai il nuovo numero di Inchiostro alla libreria Feltrinelli, sotto le Due Torri, nella mia Bologna. Lessi l’indice, nella speranza distratta di trovarci il mio nome. Del resto, a quella rivista avevo spedito poco tempo prima un racconto dal lungo titolo “Jack il Rosso e i suoi corpi cavernosi”, in cui facevo esordire un incontenibile personaggio battezzato L’Orrido.

La prima occhiata mi aveva ingannato, in effetti: a un impatto visivo superficiale, non c’era nessun titolo così lungo, in quella pagina. Poi avevo guardato meglio: “Jack il Rosso”, di Gianluca Morozzi. C’era.

Sono passati tre lustri ma ricordo perfettamente il punto in cui mi trovavo – via dell’Unione, zona universitaria –, la mia posizione, l’impatto emotivo del mio racconto stampato su carta vera.