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Anno 15 - Numero 5/6
Dicembre 2009/Maggio 2010
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RivistaInchiostro.it è segnalato da:
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| [Rubriche | Recensioni] |
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| :: Sul comodino |
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44 Scotland Street |
| Alexander McCall Smith (Guanda) |
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| 331 pagine; 17,50 euro |
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È il civico 44 di Scotland Street, che non a caso dà il titolo al libro, a rappresentare il centro focale da cui si dipanano e si incrociano le vite dei protagonisti, bizzarri ed eccentrici vicini di casa.
McCall Smith, scrittore dello Zimbabwe ma di origini scozzesi, sceglie proprio Edimburgo, con le sue strade, i negozi e i ristoranti, quale sfondo per le vicende che vedono coinvolti una giovane donna incerta su cosa fare della propria vita, un egocentrico e irritante agente immobiliare, un’anziana antropologa e un ragazzino cresciuto dall’esigente madre come un bimbo prodigio. A fare da trait d’union fra queste eterogenee figure, la sorte di un quadro che potrebbe valere una fortuna, oppure essere un clamoroso falso d’autore.
L’ironia che sempre caratterizza i lavori di McCall Smith domina anche questa volta, dando luogo ad un romanzo assai piacevole, a tratti addirittura esilarante. Lo stile narrativo è semplice, senza fronzoli o particolari virtuosismi ad appesantire la lettura, e i serrati dialoghi contribuiscono a rendere la narrazione briosa e scandita da un ritmo incalzante. Ciò che più colpisce e fa sorridere è la capacità dell’autore di mettere in evidenza gli aspetti più grotteschi dei propri personaggi, mostrando quante e quali debolezze o fissazioni possano affliggere un essere umano, al punto da farlo diventare ridicolo.
La scelta di suddividere il romanzo in brevi capitoli, mediamente di sole tre pagine, non solo permette di interrompere agevolmente la lettura senza rischiare di perdere il filo, ma anche, quando la si riprende, di ritrovare con facilità i tratti peculiari di un’opera interessante soprattutto sotto il profilo stilistico: nonostante “44 Scotland Street” sia relegato, in alcune librerie, nell’area riservata ai gialli, non si può certo sostenere che siano la suspense o i colpi di scena le caratteristiche più significative con le quali passa agli archivi questo convincente titolo.
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Marzia Ghiglione
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Blanca |
| Patrizia Rinaldi (Dario Flaccovio) |
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| 202 pagine; 14,00 euro |
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Come un nuovo amico che si impara a conoscere giorno dopo giorno, così questo pittoresco giallo napoletano si svela lentamente, ma altrettanto gradualmente avvince.
Il commissario Martusciello e l’ispettore Liguori, di stanza nel piccolo distaccamento di Posillipo, devono cercare una risposta plausibile alla scomparsa di due ragazzi e ad un omicidio. Ben presto personaggi, avvenimenti e scenari diventano però assai più numerosi, e tutti egualmente fondamentali nella vicenda. Le indagini dei due sono accompagnate dall’esperienza e dall’intuito di Blanca, caparbia e tenace esperta di intercettazioni, la cui sensibilità si rivelerà essenziale per la risoluzione del caso.
Un poliziesco, questo, in cui le vite dei protagonisti, benché tristemente familiari nella loro banale quotidianità, diventano più rilevanti e prendono il sopravvento sui crimini stessi. Alcune sfumature introspettive avvicinano “Blanca” addirittura al romanzo psicologico. La formalità stereotipata degli investigatori, imprigionati in ruoli e divise, spesso si sbriciola infatti nella profondità delle loro riflessioni: un’esplorazione dei recessi più intimi sicuramente singolare in un romanzo di genere, che apre la strada ad un finale amaro.
La potenza evocativa delle descrizioni intense e vissute di una Napoli che racchiude in sé sapori e odori passati e presenti costituisce sicuramente un punto di forza di “Blanca”; così come lo stile scorrevole e il lessico modellato sul parlato rendono la lettura piacevole e coinvolgente.
Tuttavia, le ampie parentesi meditative rallentano notevolmente il ritmo e deviano l’attenzione dal susseguirsi degli eventi, che, in un giallo degno di questo nome, dovrebbe invece costituire il centro focale della narrazione. Alcuni dialoghi, inoltre, sembrerebbero più credibili in ambito accademico piuttosto che all’interno di un commissariato.
Ma, nonostante tutto, il libro non risulta banale. E trova un valore aggiunto proprio nello scarto dalla tradizione di genere.
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Livia Melandri
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