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Anno 15 - Numero 5/6
Dicembre 2009/Maggio 2010
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| [Rubriche] |
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| :: Weird Ink |
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a cura di Riccardo Coltri
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Nata nel 1998 da una costola di Inchiostro, Weird Ink è una rubrica dedicata ai tanti appassionati di letteratura fantasy, horror e fantascientifica. Non solo recensioni, ma anche notizie su bandi di concorsi letterari specifici, interviste ad autori del fantastico, brevi racconti inediti di genere. Ulteriore materiale sul sito ufficiale di Weird Ink.
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| Le particelle elementari |
Pubblicato nel 1998 (in Italia nel 2000 da Bompiani), “Le particelle elementari” è l’opera che ha consacrato Michel Houellebecq quale acuto interprete delle speranze, così come delle frustrazioni, della cultura europea contemporanea. Lo scrittore francese, infatti, applicando le scienze fisiche e sociali a temi fin troppo consueti – quasi abusati – quali l’amore e la morte, sviluppa un’impietosa riflessione sul “suicidio occidentale”.
Il romanzo, che costituisce un unicum nel panorama letterario dell’ultimo decennio, è ascrivibile solo a grandi linee al filone della fantascienza futuribile, le cui anticipazioni si ritrovano in Orwell, Ballard e Benson. La storia attraversa oltre un secolo, dal 1960 al 2080; prende infatti le mosse dalle vicissitudini di due fratellastri, Michel e Bruno, che la madre abbandona per seguire il movimento hippy negli anni Sessanta.
Cresciuti dalle nonne separatamente, i due hanno destini molto diversi: il primo, solitario ed introverso, diviene un grande biologo molecolare e dirige un centro di ricerche, dove scopre il segreto dell’immortalità. Il secondo, invece, insegnante di letteratura, diventa un incallito erotomane e termina i propri giorni in un ospedale psichiatrico.
Michel e Bruno, così come gli altri personaggi con i quali i due uomini si trovano ad interagire, sono le “particelle elementari” richiamate dal titolo: individui dediti al lavoro, oppure a nutrire le proprie ossessioni, ma incapaci di relazionarsi con gli altri e, in buona sostanza, di conciliarsi con la più autentica natura umana.
Houellebecq è un degno successore di Baudelaire nel mostrare, quasi con condiscendenza, la complessa e tormentata vicenda di Bruno e la costanza della sua fissazione, seppur a tratti risulti quasi comico nell’illustrarne la quotidianità. Attraverso il personaggio di Bruno, Houellebecq descrive però il diffondersi in Occidente, sin dagli anni della cosiddetta “liberazione sessuale”, del mito dell’eterna giovinezza, di cui i fratelli sono, a loro modo, entrambi vittime e che è mostrato nel suo progressivo degenerare verso l’edonismo narcisistico e materialista, del quale parte essenziale è proprio il terrore dell’invecchiamento.
Houellebecq rende con tratti cinici gli attori di questo dramma decadente, per i quali non esiste alcun ripensamento, né tantomeno catarsi, e si diverte a colpirli con un sadico intervento della morte, che si abbatte con implacabile puntualità su queste particelle elementari, entra nei loro corpi, si insinua nei loro pensieri e nelle loro paure, le tortura e se ne fa beffe.
Al vuoto che Bruno cerca di colmare con mille espedienti, perfino ricorrendo ad una spiritualità new age, si contrappone il lucido e razionale agire di Michel, studioso del Dna, tutto intento a sondare il mistero della vita. Anche lui, però, è di fatto un isolato, così assorbito dalle sue riflessioni teoriche da aver troncato qualsiasi relazione di natura sociale.
E anche quando la bellissima Annabelle – l’unico e fino a quel momento castissimo suo amore – riuscirà a riportare Michel ad una dimensione più umana e a concepire un figlio con lui, è ancora il destino sadico di Houellebecq a stroncare la donna con un tumore all’utero e a far ripiombare lo scienziato nella solitudine delle sue ricerche.
Prima di scomparire misteriosamente nel 2009, dopo essersi trasferito dalla Francia in Irlanda, il biologo lascia però in eredità alla comunità internazionale il risultato dei suoi studi: un metodo rivoluzionario di rigenerazione cellulare, passaggio chiave verso l’immortalità.
Il libro stesso – viene spiegato nell’epilogo – è stato scritto dopo che il genere umano, nonostante la resistenza di alcuni, ha consapevolmente dato origine ad un’evoluzione della specie, destinata a sostituire man mano la precedente stirpe. Così, nell’anno 2080, recita l’ignoto autore del finale, «c’è ancora qualche rappresentante della vecchia razza, in particolare nelle regioni rimaste a lungo sotto l’influenza delle dottrine religiose tradizionali. Il loro tasso di riproduzione, tuttavia, diminuisce di anno in anno, e la loro estinzione sembra inevitabile. Contrariamente a tutte le previsioni pessimiste, questa estinzione avviene nella calma, malgrado alcuni atti di violenza isolati, il cui numero va costantemente diminuendo. Si rimane quasi sorpresi nel vedere con quanta dolcezza, quanta rassegnazione e forse con quale segreto sollievo gli esseri umani abbiano acconsentito alla loro stessa sparizione».
In Houellebecq non ci sono morali da proporre al lettore; quello che interessa è preconizzare un possibile sviluppo scientifico e sociale dell’Occidente, esasperando alcuni segnali già presenti nelle odierne società europee e portandoli verso le loro più oscure conseguenze. Il tutto contrassegnato, a dispetto di ogni supposto progresso o presunta innovazione, dall’arcana ed ineluttabile presenza della morte.
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Martino Lovato |
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