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Anno 15 - Numero 3/4

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Agosto/Novembre 2009

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Il Marinetti “weird”

Il “Manifesto del Futurismo” venne – com’è noto – pubblicato nel 1909, esattamente cent’anni fa, da Filippo Tommaso Marinetti.
Quella del futurismo e delle idee proclamate dal suo animatore è un’eredità scottante della storia italiana recente, perché se da un lato l’uscita del “Manifesto” sancì il sorgere del primo movimento avanguardistico europeo e segnò il clima artistico e culturale di gran parte del ventesimo secolo, dall’altro fu anche grazie al futurismo che il fascismo trovò un terreno fertile dove svilupparsi.
La frequente associazione fra futurismo e fascismo ha dunque reso Marinetti una figura scomoda, della quale non si può tuttavia disconoscere il valore. Elogiatore della guerra, dell’eroismo, nemico del romanticismo e del “chiaro di luna”, Marinetti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1876; studiò in Egitto e poi in Francia e soltanto in seguito giunse in Italia. “Mafarka il futurista” (1911), che reca il sottotitolo “Romanzo africano”, pubblicato in originale in francese, costituisce il primo testo in cui l’intento di esporre la dottrina futurista è posto in forma di romanzo. Un’opera al contempo filosofica, fantascientifica e di avventura, con echi sovrannaturali e fantasy, estremamente varia nelle scene e creativa nel linguaggio.
Mafarka El Bar è il capo e il profeta di un esercito di arabi in lotta per il dominio dell’Africa. Dopo aver sgominato le orde formate dagli autoctoni e da altri arabi guidati dallo zio Babussa, il condottiero diviene la guida del suo popolo nella costruzione di Guzurmah, un aeroplano, visto da Mafarka come un vero e proprio figlio, frutto della sua sete di dominio e concepito senza concorso femminile alcuno.
È difficile non cogliere sin dall’inizio quanto il libro sia impregnato del pensiero di Nietzsche, che Marinetti aveva approfondito durante il soggiorno francese: Mafarka, infatti, obbedisce soltanto a se stesso e disprezza i suoi sudditi, troppo zelanti nel servirlo. Di fatto, rappresenta il super-uomo che Nietzsche aveva prefigurato in “Così parlò Zarathustra”. Non è un caso, quindi, che spesso, tra una pagina e l’altra, si trovi il protagonista intento a predicare alle folle il principio della volontà di potenza.
Sempre in Francia, Marinetti aveva sviluppato un ulteriore fondamento del futurismo: la rivolta contro la vita borghese, ed in particolare contro l’“asservimento” del maschio alla donna, del resto già presente nell’Huysmans di “A ritroso” (1884), caposaldo del Decadentismo.
Marinetti amplifica questi elementi e vi aggiunge i temi della dinamicità e del progresso, rendendo “Mafarka il futurista” un testo lontano dalla sensibilità del lettore contemporaneo, ma emblematico dell’originalità e della fantasia marinettiana.
Infatti, se è dall’Europa che Marinetti trae le basi filosofiche del proprio scrivere, è però ad un soggetto tutto esotico che le applica. Mafarka, invincibile eroe, africano sui generis così come lo è il pensatore alessandrino, si trova a combattere branchi di cani bavosi comandati dai negri, dà in pasto i suoi nemici agli squali ed è il favorito di una potenza divina che a tratti viene identificata con Allah, a tratti con il sole.
Il romanzo trasuda di odori, sensi e scorci che sanno di primordiale e che Marinetti ha certamente conosciuto durante la sua permanenza in Egitto. E allo stesso modo non può non aver visto alcuni paesaggi e certe figure umane, deliziose o inquietanti, descritte minuziosamente.
Ed è fra queste popolazioni all’apparenza selvagge, e non nell’evoluta Europa, che Marinetti mette in scena – in un tempo in cui l’aeronautica da fantasia si sta tramutando a grandi passi in realtà – il prodigio della nascita di Guzurmah, l’«eroe senza sonno», un aeroplano in grado di raggiungere le stelle.
Perché esso prenda vita, Mafarka, ormai re dell’Africa intera, sacrifica tutto, anche se stesso. Anzi, è proprio Guzurmah, uccello fatto di ferro, legno e canne di bambù, a ucciderlo nello spiccare il volo. Ma, in fondo, era forse questo il volere, o il destino, di Mafarka: un suicidio che è al contempo creazione di un essere che superi la natura umana e, con le sue ali d’arpa, sappia sfidare e sconfiggere perfino il sole.
La vittoria finale di Guzurmah  sui corpi celesti è parte della storia della fantascienza; ma in Mafarka è presente anche un pensiero magico che, a partire dal tema della volontà, si espande in un mondo di forze elementari e primitive, di cui il militarismo e il disprezzo per le donne concorrono ad edificare un mito d’eroismo e di virilità, teso verso un progresso che, a Marinetti, deve esser parso tanto tecnologico quanto spirituale.
Per quanto fortemente datato, “Mafarka il futurista” resta un romanzo ricco di immagini suggestive, di colpi di scena e di metafore fantasiose, nel quale non manca anche un forte richiamo alla classicità: pur se collocato all’inizio del ventesimo secolo, infatti, il volo di Guzurmah altro non è che la rivincita di Icaro.

Martino Lovato
 
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